Ma che Paese è quello in cui nel 2011 a Torino viene incendiato, con una violenza inaudita, un campo rom che ricorda l'agghiacciante notte dei Cristalli?
Che Paese è quello in cui nel 2011 crolla una palazzina dove lavorano in nero, senza diritti e tutele,per 4 euro l'ora, cinque donne di cui una quattordicenne?
Che Paese è quello in cui nel giorno dei funerali di queste ragazze, morte schiacciate dal crollo di una palazzina e di un sistema sociale mediocre, un politico di bassissimo profilo ironizza su un ipotetico partito della "gnocca"?
Che razza di Paese è quello in cui la casta politica ricca e strapagata (non 4 euro l'ora!) si indigna per i tagli dei propri stipendi?
Che Paese è quello in cui esistono pensioni da 480 euro?
Che Paese è quello in cui esistono ricatti (nel vero senso della parola) da parte di "grandi numeriuno" (amministratori delegati) che non hanno professionalità e capacità e che, nonostante tutto, prendono 116 volte lo stipendio dei propri dipendenti?
Che Paese è quello che vanta una tratta di esseri umani migranti nel mar Mediterraneo, li sfrutta sul lavoro, costruisce campagne elettorali sulla loro pelle e stringe patti scellerati con dittatori mascherati da leader carismatici?
Tutto questo mette i brividi.
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domenica 11 dicembre 2011
venerdì 16 settembre 2011
(H)elle
Mentre in Italia emergono nuovi e inquietanti dettagli sui ritrovi conviviali a casa di Mr. B., oggi apprendiamo dai giornali due notizie davvero interessanti.
La prima è che vocidicorridoio ammettono che alti rappresentanti di istituzioni estere non desiderano incontri facetoface con Mr. B.
La seconda è che dopo 10 anni di destra in Danimarca oggi viene eletta a primo ministro, per la coalizione di centro-sinistra, la signora Helle Thorning-Schmidt. In Danimarca dal 1915 le donne hanno diritto di voto e dopo "soli" 96 anni il capo del governo è proprio una donna.
Chissà se Mr. B. guardandola in foto, s'è fatto un'idea politica di questa signora o se ha valutato direttamente "chiavabili" o meno le sue natiche.
Il vero problema, che fingiamo di non vedere, è l'irriducibile idea maschia di come sono le donne.
Cambiano i tempi, le epoche, le società ma sotto sotto una certa idea di donna è perfettamente conservata.
Emerge dagli intrallazzi politici (ti travesti da suora, ti attacchi ad un palo in casa di un "anziano", dai un bacio con tanto di lingua alla tua amichetta per soddisfare alcune indecenti manie senili e forse ottieni qualcosa di "importante"), da come certi pensano al femminile e alle donne in generale.
La citazione che ho trovato risale all'epoca moderna, ed è attribuita a Thomas Cromwell (tra il 1400 e il 1500) in riferimento a Caterina d'Aragona, prima moglie di Enrico VIII.
Qualcuno sarebbe così gentile da illustrarmi le evoluzioni storiche del pensiero maschile nei confronti dell'universo femminile? Io continuo a non trovarne, anzi.
"Se non fosse stato per il suo sesso, avrebbe potuto tener testa a tutti gli eroi della Storia"
Thomas Cromwell, riferendosi a Caterina d'Aragona
La prima è che vocidicorridoio ammettono che alti rappresentanti di istituzioni estere non desiderano incontri facetoface con Mr. B.
La seconda è che dopo 10 anni di destra in Danimarca oggi viene eletta a primo ministro, per la coalizione di centro-sinistra, la signora Helle Thorning-Schmidt. In Danimarca dal 1915 le donne hanno diritto di voto e dopo "soli" 96 anni il capo del governo è proprio una donna.
Chissà se Mr. B. guardandola in foto, s'è fatto un'idea politica di questa signora o se ha valutato direttamente "chiavabili" o meno le sue natiche.
Il vero problema, che fingiamo di non vedere, è l'irriducibile idea maschia di come sono le donne.
Cambiano i tempi, le epoche, le società ma sotto sotto una certa idea di donna è perfettamente conservata.
Emerge dagli intrallazzi politici (ti travesti da suora, ti attacchi ad un palo in casa di un "anziano", dai un bacio con tanto di lingua alla tua amichetta per soddisfare alcune indecenti manie senili e forse ottieni qualcosa di "importante"), da come certi pensano al femminile e alle donne in generale.
La citazione che ho trovato risale all'epoca moderna, ed è attribuita a Thomas Cromwell (tra il 1400 e il 1500) in riferimento a Caterina d'Aragona, prima moglie di Enrico VIII.
Qualcuno sarebbe così gentile da illustrarmi le evoluzioni storiche del pensiero maschile nei confronti dell'universo femminile? Io continuo a non trovarne, anzi.
"Se non fosse stato per il suo sesso, avrebbe potuto tener testa a tutti gli eroi della Storia"
Thomas Cromwell, riferendosi a Caterina d'Aragona
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giovedì 21 luglio 2011
Su la testa! G8, dieci anni dopo
Sono passati 10 anni.
Quando si è svolto il G8 a Genova, io ero praticamente una bambina. Avevo 12 anni.
Ricordo il caldo e i telegiornali, le parole della gente che commentava quanto accaduto nel capoluogo ligure.
Ricordo una parola che pesava sulle altre come un macigno: Black-Bloc.
Negli anni che sono passati in mezzo, una certa parte d'Italia ha voluto dare una sua spiegazione, che io ho potuto guardare con occhi diversi da quel lontano e assolato 2001.
Ne ho sentite tantissime (da presunti sociologi improvvisati): su Carlo Giuliani, sui "Ventenni fancazzisti viziati", su "quelli che spaccano le vetrine ai poveri cristi".
Forse la foga di volersi schierare a tutti costi ha fatto perdere di vista l'oscurità e il buio di quelle terribili giornate, che ora stanno tornando a galla, come dopo un naufragio.
La polemica e il terrificante parallelo tra il ventenne con l'estintore e il ventenne con la divisa e la pistola, non mi ha mai convinto.
Ho cercato notizie, risoluzioni, risposte e ho trovato pochissimo, spesso niente.
Invece questo "niente" ha molto da raccontare.
Dopo 10 anni, si riescono (più o meno) ad ascoltare le voci della Diaz, che raccontano un potere malato, deviato, che ha percosso giovani della mia età, li ha umiliati, insultati, picchiati e costretti in situazioni degradanti.
Una ragazza, ospite di una puntata su Genova di Blunotte, ha raccontato la sua esperienza, il lato raccapricciante delle vicende che si sono incrociate tra quelle mura. Nessuno ha pagato il conto di quelle torture psicologiche e fisiche.
Nessuno ha chiesto scusa.
Nessuno si è impegnato a cercare di capire che cosa stava succedendo là. Tutti si sono limitati a fare chiacchiere da bar, sul fatto che era morto un "ragazzino viziato che aveva lanciato un estintore a una indifesa camionetta di forze dell'ordine".
Questo è il lato della vergogna della nostra società: non farsi mai domande, accettare passivamente quanto accade e commentarlo come la partita della domenica, al bar, al supermercato, come se la vita di un ragazzo di 20 anni valesse una frase qualunque detta da una persona qualunque (o qualunquista) e liquidata tra un etto di prosciutto o un caffè.
Mi vergogno che siano accadute queste cose nel mio Paese, soltanto 10 anni fa e che ancora ci siano quelli che dicono "eh ma se la son cercata!".
"E' sempre stato difficile avere 20 anni, e non sarà mai semplice essere italiani". Lo scriveva Enzo Biagi.
A Carlo Giuliani. A tutti i "Carlo Giuliani" che anche se ancora vivi, magari non sono mai usciti veramente da Bolzaneto, nell'afa di quel luglio 2001.
Quando si è svolto il G8 a Genova, io ero praticamente una bambina. Avevo 12 anni.
Ricordo il caldo e i telegiornali, le parole della gente che commentava quanto accaduto nel capoluogo ligure.
Ricordo una parola che pesava sulle altre come un macigno: Black-Bloc.
Negli anni che sono passati in mezzo, una certa parte d'Italia ha voluto dare una sua spiegazione, che io ho potuto guardare con occhi diversi da quel lontano e assolato 2001.
Ne ho sentite tantissime (da presunti sociologi improvvisati): su Carlo Giuliani, sui "Ventenni fancazzisti viziati", su "quelli che spaccano le vetrine ai poveri cristi".
Forse la foga di volersi schierare a tutti costi ha fatto perdere di vista l'oscurità e il buio di quelle terribili giornate, che ora stanno tornando a galla, come dopo un naufragio.
La polemica e il terrificante parallelo tra il ventenne con l'estintore e il ventenne con la divisa e la pistola, non mi ha mai convinto.
Ho cercato notizie, risoluzioni, risposte e ho trovato pochissimo, spesso niente.
Invece questo "niente" ha molto da raccontare.
Dopo 10 anni, si riescono (più o meno) ad ascoltare le voci della Diaz, che raccontano un potere malato, deviato, che ha percosso giovani della mia età, li ha umiliati, insultati, picchiati e costretti in situazioni degradanti.
Una ragazza, ospite di una puntata su Genova di Blunotte, ha raccontato la sua esperienza, il lato raccapricciante delle vicende che si sono incrociate tra quelle mura. Nessuno ha pagato il conto di quelle torture psicologiche e fisiche.
Nessuno ha chiesto scusa.
Nessuno si è impegnato a cercare di capire che cosa stava succedendo là. Tutti si sono limitati a fare chiacchiere da bar, sul fatto che era morto un "ragazzino viziato che aveva lanciato un estintore a una indifesa camionetta di forze dell'ordine".
Questo è il lato della vergogna della nostra società: non farsi mai domande, accettare passivamente quanto accade e commentarlo come la partita della domenica, al bar, al supermercato, come se la vita di un ragazzo di 20 anni valesse una frase qualunque detta da una persona qualunque (o qualunquista) e liquidata tra un etto di prosciutto o un caffè.
Mi vergogno che siano accadute queste cose nel mio Paese, soltanto 10 anni fa e che ancora ci siano quelli che dicono "eh ma se la son cercata!".
"E' sempre stato difficile avere 20 anni, e non sarà mai semplice essere italiani". Lo scriveva Enzo Biagi.
A Carlo Giuliani. A tutti i "Carlo Giuliani" che anche se ancora vivi, magari non sono mai usciti veramente da Bolzaneto, nell'afa di quel luglio 2001.
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